Lo Specchio del Destino

L’immenso atrio dell’aeroporto pullulava di viaggiatori frettolosi, ma per Clara il mondo aveva appena smesso di girare. Con il cuore in gola, correva tra la folla, cercando freneticamente suo figlio di sette anni, Ryan. Aveva lasciato la sua mano per una frazione di secondo, attratto da qualcosa. Quando finalmente lo scorse, immobile vicino a un pilastro, un sospiro di sollievo le sfuggì dalle labbra. Ma avvicinandosi, il sollievo si trasformò in uno stupore agghiacciante.

Ryan, impeccabilmente vestito con il suo completino beige, non la guardava. Fissava un bambino seduto sul pavimento freddo, vestito di stracci polverosi. Il piccolo mendicante alzò lo sguardo e Clara sentì le gambe cederle. Sotto lo sporco e la miseria, il viso del ragazzino di strada era la copia esatta di quello di Ryan. Gli stessi grandi occhi curiosi, la stessa forma del viso. Era uno specchio vivente.

«Mamma… perché lui ha la mia faccia?» chiese Ryan, con la voce tremante.

Il respiro di Clara si bloccò. Sette anni prima, durante un terribile incidente d’auto che era costato la vita a suo marito, i soccorritori le avevano annunciato la tragica perdita di uno dei suoi gemelli neonati, sparito nel caos della scena. Era sopravvissuta grazie a Ryan, seppellendo per sempre metà del suo cuore.

Il bambino misero, intimidito dallo sguardo di quella donna elegante, indietreggiò leggermente. Muovendosi, un oggetto metallico scivolò fuori dalla sua camicia a brandelli e tintinnò contro il pavimento. Una vecchia piastrina militare.

Clara cadde in ginocchio sulle piastrelle dell’aeroporto, ignorando gli sguardi dei passanti. Con mano tremante, sfiorò il metallo annerito. Era la piastrina del suo defunto marito, quella che indossava il giorno della tragedia. Il bambino non era morto; era andato perduto, accolto dalla strada, aggrappato a quell’unica eredità.

Le lacrime inondarono il viso di Clara. Non fece domande, non chiamò subito la polizia. Semplicemente aprì le braccia e attirò a sé entrambi i bambini, stringendoli l’uno all’altro con una forza disperata. Il brusio dell’aeroporto svanì completamente. Quel giorno, in mezzo a una folla di sconosciuti, il destino aveva riparato un tragico errore, riunendo le due metà di una stessa anima.

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