La vecchia insegna della bottega d’arte “L’Angolo Accogliente” scricchiolava tristemente nel vento di novembre. Il signor Elias contava una misera manciata di monete, capendo con amarezza che il mese successivo non avrebbe avuto abbastanza soldi per pagare l’affitto.
In quel momento, il campanello sopra la porta tintinnò timidamente.
Sulla soglia c’era un ragazzino di circa dieci anni, infreddolito. La sua giacca era troppo leggera per quel tempo, e nelle mani arrossate dal freddo stringeva poche monetine. Rimase a lungo a guardare, incantato, la vetrina con i colori professionali, poi si avvicinò al bancone e vi rovesciò sopra tutto ciò che aveva.
“Mi serve il quaderno da disegno più economico. Voglio fare un regalo a mia mamma… è in ospedale”, disse con la voce che gli tremava.
I soldi non bastavano nemmeno per il quaderno più sottile.
Elias guardò gli occhi disperati del bambino. Sospirò piano, chiuse il registratore di cassa e prese dallo scaffale più alto il miglior album da disegno, rilegato in pelle, insieme a un costoso set di matite in grafite.
“Questo è un set per veri artisti. Tua madre starà meglio, vedrai”, disse con dolcezza, spingendo le monetine di nuovo verso il bambino.
Il piccolo strinse l’album al petto come fosse il tesoro più prezioso del mondo.
“Non lo dimenticherò mai”, sussurrò, prima di sparire nel freddo crepuscolo.
Passarono venticinque anni.
Elias, ormai molto più anziano, con i capelli completamente bianchi e il corpo stanco, stava mettendo le sue cose dentro alcune scatole di cartone. La banca aveva preso definitivamente il locale per i debiti, e il giorno dopo la bottega a cui aveva dedicato tutta la vita avrebbe chiuso per sempre.
All’improvviso, la porta si aprì.
Sulla soglia apparve un uomo alto, elegante, vestito con grande cura.
“Mi dispiace, siamo chiusi. Per sempre”, disse il vecchio senza nemmeno alzare gli occhi.
“Non sono venuto per comprare qualcosa”, rispose lo sconosciuto.
Si avvicinò al bancone e vi posò sopra un album rilegato in pelle, consumato dal tempo.
Il cuore di Elias ebbe un sussulto.
Con le mani tremanti aprì la copertina. Sulla prima pagina c’era il ritratto meraviglioso di una donna sorridente. Accanto, un documento ufficiale con timbri e firme.
“Lei non si ricorda di me, ma io mi ricordo di lei”, disse l’uomo, con la voce rotta dall’emozione. “Quell’album aiutò mia madre a superare i giorni più bui. E aiutò me a diventare l’uomo che sono oggi.”
Elias abbassò lo sguardo sul documento.
Era l’atto di proprietà dell’intero edificio, intestato a lui.
“Ora questa è la sua galleria personale, signor Elias”, disse l’uomo. “E non chiuderà mai più.”