Sotto la luce accecante dei lampadari di cristallo, il gran ballo era al suo apice. Circondata dall’élite della città, Eleonora, avvolta in un sontuoso abito dorato, sorrideva solo per educazione. In realtà, un vuoto incolmabile la divorava. Da quasi dieci anni piangeva la scomparsa della sua sorella minore, Elise, inghiottita dalla miseria della città dopo una tragica rottura familiare. Tutto quel denaro, tutto quel lusso, non avevano più alcun sapore per lei.
Improvvisamente, la folla dell’alta società si aprì con un mormorio di disprezzo e stupore. Una bambina con i vestiti a brandelli e il viso coperto di sporcizia si era intrufolata al centro del lussuoso salone. I suoi grandi occhi spaventati scrutarono i presenti prima di bloccarsi su Eleonora. Con passo esitante, sfidando gli sguardi sdegnati, la piccola si avvicinò e tese una manina tremante. Nel palmo brillava un orologio da taschino in oro massiccio, finemente inciso.
«Credo che sia suo», mormorò la bambina con voce fragile.
Il respiro di Eleonora si fermò di colpo. Le sue dita tremanti sfiorarono il metallo freddo. Riconobbe istantaneamente il cimelio del padre, lo stesso oggetto che Elise aveva portato via con sé la notte della sua fuga. Il brusio della sala smise di esistere.
«Dove… dove hai trovato questo?» balbettò la donna ricca, con gli occhi spalancati per lo shock.
«L’ha tenuto la mia mamma», rispose la bambina con una tristezza straziante. «È molto malata. Mi ha detto di correre fin qui e di cercare la signora vestita d’oro. Ha detto che lei l’avrebbe riconosciuto.»
Con un nodo alla gola e le lacrime che minacciavano di rovinare il suo trucco perfetto, Eleonora si inginocchiò in mezzo agli ospiti impietriti.
«Come si chiama la tua mamma, angelo mio?»
«Elise.»
Quel semplice nome ebbe l’effetto di un’esplosione. Piangendo a dirotto, la ricca ereditiera strinse la povera bambina contro il suo abito d’alta moda, fregandosene dell’oro o della seta. L’incubo era finito. Senza rivolgere un solo sguardo ai suoi ospiti, prese la bambina per mano e corse via dal palazzo. Quella notte, l’orologio d’oro aveva messo fine ad anni di disperazione, salvando una sorella dalla miseria e regalando a una bambina la famiglia che meritava.